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giovedì 29 maggio 2025

L'albero rosso

 

Autore: Shaun Tan
Editore: Tunué
Collana: Mirari
Data di uscita: 2017
Pagine: 32
Prezzo:
€ 17,00

Tunué ristampa l'opera completa di Shaun Tan, illustratore australiano di origine malese nato a Perth nel 1974 e da molti anni residente a Melbourne.
Autore di fama internazionale, dopo la laurea in Belle Arti e Letteratura Inglese, ha cominciato la sua carriera curando i disegni di romanzi di fantascienza e libri dell’orrore per ragazzi, facendosi da subito riconoscere per la grande vena immaginifica e surreale dei suoi soggetti.
In seguito ha lavorato per anni come illustratore freelance.
Tra i suoi numerosi volumi, tra cui spiccano titoli di grande successo come: "The Rabbits", "The Red Tree", "Tales from Outer Suburbia", "Rules of summer", grande riscontro internazionale ha avuto il libro illustrato senza parole "The Arrival", in italiano "L’approdo", uscito nel 2006 e vincitore, nella categoria miglior libro, al festival di Angoulême del 2008.
Fra i lavori dell'artista tradotti in italiano dalla casa di Latinna,  nella collana Mirari, figura "L'albero rosso", in cui viene narrata la storia di una piccola ragazza dal caschetto dello stesso colore, che passeggia per un mondo inesistente senza apparenti ragioni di vita.
Il libro parla a tutti quelli che si sono sentiti soli, infelici o persi e conforta il lettore, rapito oltre che da parole molto significative anche da un tratto essenziale e da immagini mozzafiato, racchiudendo ciò che ci sta intorno e tutte le speranze a cui potersi attaccare per una realtà meravigliosa in un unico istante sorprendente e fantastico, quello in cui un piccolo albero rosso cresce nel mezzo di una stanza.


giovedì 22 maggio 2025

La valigia

 

Autore: Sergej Dovlatov
Editore: Sellerio editore
Collana: La memoria 
Data di uscita: 2020
Pagine: 191 
Prezzo: € 12,00 

Se foste costretti a lasciare, forse per sempre il vostro paese e poteste portare con voi solo una valigia, che cosa ci mettereste dentro?
Sulla risposta a questa domanda si basa la raccolta “La valigia” dello scrittore russo Sergej Dovlatov, pubblicata in Italia da Sellerio Editore e tradotta dalla slavista e esperta di letteratura rutena Laura Salmon.
Fuggito dalla madre patria nel 1978, durante la grande emigrazione verso l’Occidente, che ha caratterizzato l’Unione Sovietica dagli anni Settanta agli anni Ottanta del Novecento infatti, l’autore porta con se gli oggetti significativi che hanno fatto parte della sua vita fino a quel momento.
Questi, sono così pochi da poter essere riposti in una sola valigia rattoppata con carta di giornale e tenuta insieme da uno spago.
Dopo anni, stabilitosi negli Stati Uniti, per una strana casualità, ritrova e riapre la valigia e, estraendone il contenuto, viene investito da ricordi relativi alle cose al suo interno, e, con l’ironia e la profondità che caratterizzano il suo stile, condivide aneddoti paradossali e divertenti con il lettore.
Ne scaturisce un’opera, composta da otto racconti, in cui Dovlatov parla di se, un uomo, di origine ebraica, dissidente che vive in una società, quella dell’ex URSS, spiccatamente antisemita, illogica e assurda, alle prese con un mondo in cui si sente un pesce fuor d’acqua.
E lo fa senza nessun fine didascalico-educativo.
Anzi, con un’impronta pungente e dissacrante si limita a raccontare episodi del proprio passato, servendosi di uno humour acre e di una scrittura graffiante e corrosiva.
L’umorismo diventa così la chiave per svelare la verità che, in fin dei conti, la realtà è tutt’altro che allegra.
L’unico modo e l’unica arma, che resta ad un intellettuale, contro corrente e contro le convenzioni, per contrapporsi all’assurdità della realtà sovietica degli anni ‘60 e ‘70.

mercoledì 21 febbraio 2024

Dente di leone

Autore: Serena Barsottelli, Sara Nardozza
Editore: Delrai Edizioni
Collana: Cassiopea
Data di uscita: Febbraio 2024
N° Pagine: 48
Prezzo: € 11,90

Esordio nella letteratura per l’infanzia della scrittrice viareggina Serena Barsottelli “Dente di leone”, pubblicata da Delrai Edizioni nella collana Cassiopea, è un’opera molto bella e particolare scritta per bambini dai tre anni in su.
Rivolgendosi idealmente a sua figlia, che ha lo stesso nome e la stessa età del personaggio principale del libro, tramite un escamotage letterario, il ritrovamento di un dente di leone che si trasforma diventando un soffione, tratta con profondità temi rilevanti come il cambiamento, la perdita, l'amore per la natura e per l'ambiente e la fine della vita.
La scrittura, come di consueto avviene nei lavori dell’autrice toscana, è chiara e sintetica e la lettura è scorrevole.
Nonostante le tematiche trattate non siano delle più lievi, la trama non presenta toni macabri e inquietanti ma al contrario è caratterizzata da una leggerezza adatta ad un pubblico infantile.
Fanno da corollario alla storia, gli acquerelli di Sara Nardozza.
Queste illustrazioni molto colorate, delineate da un taglio ironico e scanzonato con influssi grafici che richiamano i personaggi dei manga giapponesi, sono l’ideale commento per una vicenda che porterà la protagonista a scoprire che i veri tesori restano per sempre.
Vanno segnalati infine l’ottimo lavoro di impaginazione, il lettering accattivante e i giochi all’inizio e alla fine del volume.
Tutti questi fattori contribuiscono a rendere “Dente di leone” una lettura adatta non solo ai bambini ma anche a chi voglia avere una visione spensierata, ma non superficiale, di argomenti importanti. 

venerdì 9 aprile 2021

Fez, struzzi e manganelli

 

Di: AA.VV.
Editore: Sonzogno
Data di uscita: Aprile 2005
N° Pagine: 438
Prezzo: € 18,00

"Fez, struzzi e manganelli" è un’antologia edita da Sonzogno e uscita in tutte le librerie italiane nel mese d’aprile del 2005.
Curata da Gian Franco Orsi presenta racconti di ventisei tra i più famosi giallisti italiani tra cui: Alan D. Altieri, Graziano Braschi, Andrea Carlo Cappi, Alfredo Colitto, Danila Comastri Montanari, Nino Filastò, Marcello Fois, Leonardo Gori, Carmen Iarrera, Sergio Kraisky, Diana Lama, Ernesto G. Laura, Giulio Leoni, Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli, Ettore Maggi, Maurizio Matrone, Giancarlo Narciso, Divier Nelli, Giancarlo Pagani, Ben Pastor, Claudia Salvatori, Gian Paolo Simi, Alda Teodorani, Diego Zandel e Giovanni Zucca.
Questi racconti o romanzi brevi, tutti inediti e pubblicati in stretto ordine alfabetico di autore, sono ambientati nel ventennio fascista e offrono al lettore, attraverso la trama gialla, uno spaccato rigoroso e appassionante dell’epoca del Duce.
La ricostruzione storica è molto accurata e anche i personaggi: camicie nere, dive irraggiungibili e affascinanti, ebrei perseguitati e oppositori del regime, sono tipici dell’epoca.
Le loro vicende, narrate con grande mestiere degli autori, avvengono sullo sfondo di grandi eventi come: la marcia su Roma, le adunate oceaniche, la guerra in Abissinia e le leggi razziali, fino all’epilogo del secondo conflitto mondiale.
Vicende tragiche e ironiche in cui gerarchi fascisti, partigiani e testimoni legano i loro destini a meschinità e soprusi, offrendoci uno spaccato vivido e drammatico dell’epoca del ventennio e un ritratto in noir dell’Italia in camicia nera.
Alcuni racconti presenti nell’antologia, come "L’unico fascista buono" di Alan D. Altieri e "A cercar la bella morte" di Ettore Maggi sono ambientati in periodi violenti come quelli dell’avvento del fascismo nel 1922 e dei giorni dell’inverno 1944-45 tempestati dagli scontri tra partigiani, brigate nere e SS.
Altri invece come "Lo strummolo con la tiriteppola" di Diana Lama e "Un delitto a fumetti" di Ernesto G. Laura raccontano la quotidianità della vita sotto l’ombra del fascio.
Il risultato sono ventisei opere letterarie piene di violenza, di orrore e di eroismo raccontate con stile incisivo ed evocativo, tutte coerenti con l’epoca affrontata e perfettamente incastonate in quegli anni.
Gli scrittori, tra cui molte stelle di prima grandezza del panorama letterario italiano, hanno affrontato il ventennio da vari punti di vista, con risultati spesso sorprendenti.
Insomma "Fez, struzzi e manganelli" è una antologia imperdibile per tutti gli amanti della suspense, ma anche una lettura preziosa per chi voglia osservare l’epoca fascista da una prospettiva insolita.

giovedì 8 aprile 2021

Sarti Antonio fra gente perbene

Di: Loriano Macchiavelli
Editore: Mondadori
Collana: Oscar bestsellers
Data di uscita: 2005
N° Pagine: 269
Prezzo: € 8,40 

È uscito nel giugno 2005, curato da Massimo Carloni e Roberto Pirani, il primo volume di una trilogia che ripropone, per i lettori che ancora non la conoscono, l’intera produzione breve di colui che è considerato da pubblico e critica il padre vivente della letteratura poliziesca italiana, Loriano Macchiavelli.
Quest'opera raccoglie diciassette racconti e romanzi brevi dello scrittore emiliano pubblicati su periodici e quotidiani a partire dagli anni settanta.
Questi elaborati, che sono poco conosciuti e introvabili, hanno come protagonista sia il sergente Sarti Antonio, personaggio chiave della produzione di Macchiavelli antieroe umanissimo dotato di straordinaria memoria ma incapace di risolvere i casi senza l’aiuto dell’amico Rosas, universitario ed extraparlamentare di sinistra, colto e logico quanto basta, che il vice ispettore Poli Ugo, archivista zoppo creato dall’autore con l’intento di sostituirlo a Sarti Antonio.
Nei racconti e nei romanzi brevi qui raccolti, sono presenti quelli che sono considerati i marchi di fabbrica dello scrittore di Vergato.
Come nella sua innumerevole produzone infatti, anche in questo libro il giallo di Macchiavelli si rivela provocatorio e anomalo rispetto a ogni altro modello conosciuto.
I ritmi, gli effetti e le dinamiche si articolano e si dipanano secondo un’ottica teatrale quasi che la storia si reciti su un palcoscenico.
E il lettore tramite la presenza di un io narrante, che commenta e interloquisce con lui, è chiamato a partecipare direttamente all’azione.
L’autore poi, come ogni intellettuale che si rispetti, pur trattando di letteratura di genere usa uno stile alto, impegnato, che fa emergere spesso critiche politiche e sociali sia nei confronti dei personaggi protagonisti delle vicende narrate, che dei luoghi in cui questi si muovono.
Un altro tratto comune a tutta la narrativa di Macchiavelli è l’ambientazione bolognese delle vicende.
La maggior parte dei racconti e dei romanzi brevi presenti nel libro sono infatti ambientati nel capoluogo emiliano e anche quelli che non lo sono si svolgono tuttavia sul territorio dell’Emilia Romagna con un’unica puntata in Sri Lanka.
Sarti Antonio fra gente perbene, volume che scorre via velocemente tanto è avvincente, è una lettura obbligata a non solo per tutti gli amanti di Macchiavelli ma anche della buona letteratura gialla.

domenica 5 luglio 2020

Consigli di lettura [3]

L'ombra del vento
Autore: Carlo Ruiz Zafon
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Data di uscita: Maggio 2016
N° Pagine: 419
Prezzo: 12.50 €

Prima di una tetralogia, “L'ombra del vento” è l'opera d'esordio nella narrativa per adulti dello scrittore catalano Carlo Ruiz Zafon.
Ambientata nella Barcellona del 1945, sullo sfondo della guerra civile e del franchismo e pubblicata in Italia da Mondadori nel 2001, è incentrata sul romanzo del titolo, che Daniel Sempere, figlio del proprietario di una modesta libreria, sceglie nel giorno del suo undicesimo compleanno nel cimitero dei libri dimenticati, un luogo misterioso dove sono conservati tutti i libri di cui nessuno si ricorda più.
Questo volume, di cui esiste una sola copia, e la ricerca del suo autore, che cambierà per sempre l'esistenza del ragazzo e che sarà la colonna portante delle vicende narrate infatti, ossessionerà Daniel fino a mettere in pericolo la sua vita e quella di chi gli sta intorno e lo accompagnerà durante la sua crescita.
Libro dalla trama scorrevole, che Zafon gestisce con maestria e capacità non comuni, “L'ombra del vento” mostra numerosi parallelismi tra la vita del protagonista e quella di Julian Carax, scrittore del tomo perduto.
Valore aggiunto danno anche i moltissimi personaggi secondari tutti ben connotati sia fisicamente che psicologicamente.
Tra questi spiccano Fermín Romero De Torres, uomo saggio e loquace, con una parlantina che potrebbe convincere chiunque e un'innata vocazione da dongiovanni, che Daniel incontra per la prima volta in una piazza dove vive in uno scatolone e a cui in un secondo momento offre un lavoro, Nuria Monfort, una donna provata dalla vita che pagherà con il prezzo più alto il suo amore per la verità e l'ispettore Fumero, un cattivo con una storia particolare e molto ben articolata alle spalle che, per spessore, ricorda i migliori antagonisti della letteratura e del cinema.
Altra presenza fondamentale nel romanzo, al pari degli eroi che danno vita ad un intreccio che tiene il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, è la città di Barcellona di cui vengono esplorate le zone più conosciute e gli scorci più angusti e nella quale ai quartieri dell'alta borghesia si contrappongono bassifondi cupi e pieni di degrado.
Per queste e numerose altre caratteristiche, la lettura di questo splendido libro, ben scritto e che mischia ingredienti come: amore, amicizia, paura, coraggio, con un racconto ricco di colpi di scena, è consigliatissima agli amanti della buona narrativa.

lunedì 16 marzo 2020

Consigli di lettura [2]

Letture al tempo del corona - virus.

Il mistero di Henri Pick
Autore: David Foenkinos
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Data di uscita: Settembre 2017
N° Pagine: 243
Prezzo: 19.00 €

Uscito in Francia nel 2016 e pubblicato l'anno dopo in Italia da Mondadori, “Il mistero di Henri Pick” è un romanzo dello scrittore, regista e sceneggiatore parigino David Foenkinos che analizza il mondo dell'editoria e parla in modo intrigante di libri.
È ambientato in un piccolo paesino della Bretagna, dove, in un'ala della locale biblioteca, la giovane e ambiziosa editor Delphine Despero scopre un manoscritto che riporta l'affascinante titolo “Le ultime ore di una storia d'amore”.
Il fascicolo, che risulta essere opera di Henri Pick, un pizzaiolo del luogo morto un paio d'anni prima delle vicende narrate, è molto appassionante e quindi, seguendo le proprie inclinazioni, la ragazza decide di pubblicarlo.
In pochissimo tempo “Le ultime ore di una storia d'amore” diventa un caso editoriale con picchi di vendite altissimi, di cui si parla molto non solo tra i lettori ma anche tra gli addetti ai lavori.
La vedova però è sicura che il marito non abbia mai letto e tanto meno scritto una riga in vita sua.
Sospettando un caso costruito a tavolino, il critico letterario Jean Michel Rouche, affiancato da Joséphine Pick, figlia di Henri, inizia a indagare sul mistero.
Sullo sfondo di questa indagine, si muovono molte persone che, dopo essere entrati in contatto con il libro dando adito a numerose sottotrame, rivedono i loro rapporti di coppia e rimettono loro stessi al centro della propria vita.
Quest'opera molto ritmata e vivace, una commedia arguta dall'intreccio avvincente, è costruita come un giallo classico, senza nessun omicidio ma con tutte le caratteristiche del genere come: indizi, sospettati, false piste, colpi di scena e rivelazioni inaspettate che ruotano attorno al legame tra Henri Pick e il suo best - sellers postumo.
Jean Michel Rouche assume il ruolo dell'investigatore che deve far luce su un mistero attraverso strade che si riveleranno tutte un vicolo cieco.
Solo il lettore, alla fine, scoprirà chi abbia veramente scritto il romanzo.
Lo stile scorrevole e i dialoghi brillanti rendono la lettura piacevole e coinvolgente.
Nessun dei personaggi, tutti molto ben tratteggiati, si impone sugli altri creando una trama molto bilanciata.
Il fulcro attorno a cui ruota l'intera narrazione è semmai una puntuale analisi sulla creazione artistica, su alcune dinamiche che riguardano i grandi capolavori e su come tutti gli individui riescano a trovare una parte di loro stessi  tra le pagine di un libro.
Un'ultima curiosità da sottolineare che, se ce ne fosse bisogno, ne mette in evidenza ancora di più la validità, è che da questo volume è stato tratto l'omonimo lungometraggio diretto da Rémi Bezançon e interpretato da Alice Isaaz e Fabrice Luchini.
Per questo si può affermare che “Il mistero di Henri Pick” sia una lettura consigliatissima non solo per gli appassionati di letteratura di tensione ma anche per chi voglia farsi coinvolgere da meravigliose storie d'amore o riflettere sulla grande arte e su come l'uomo si pone nei confronti di essa.

sabato 5 gennaio 2019

Consigli di lettura [1]

Alcune considerazioni su un ottimo romanzo giallo, frutto di un lavoro di scrittura e di studio eccellenti, la cui lettura soddisferà in ugual misura sia gli appassionati di storia che i fans di letteratura poliziesca.

La misura dell'uomo

Autore: Marco Malvaldi
Editore: Giunti Editore
Data di uscita: Novembre 2018
N° Pagine: 300
Prezzo: € 18,50

Pubblicato nella collana Scrittori Giunti, edita da Giunti Editore, “La misura dell'uomo” è un romanzo di Marco Malvaldi che, abbandonati gli anziani frequentatori del Bar Lume, si cimenta con il thriller storico.
Il lettore viene catapultato nel 1493, un periodo complesso per la storia d'Italia.
In seguito alla morte di Lorenzo dei Medici, avvenuta un anno prima, e la conseguente fine della pace infatti, il re francese Carlo VIII pianifica di scendere in Italia, superando le Alpi, per sottrarre agli Aragonesi il Regno di Napoli.
Reggente di Milano, facente le veci del piccolo e malaticcio nipote, Ludovico Sforza duca di Bari, detto il Moro, uomo dalle molte amanti tra cui bella Cecilia Gallerani, la celeberrima dama con l’ermellino, viene pressato dalla moglie, Beatrice d’Este, figlia di Ercole I duca di Ferrara, che gli impone l’alleanza con suo padre, oltre a quella con Venezia.
Sullo sfondo di queste vicende particolarmente intricate, nella finzione romanzesca, i due eroi principali del libro: Leonardo Da Vinci, reduce dal suo soggiorno fiorentino e ormai abitante fisso nella capitale lombarda, e Ludovico il Moro, sono chiamati a far fronte ad un omicidio.
Un cadavere, che in seguito si scoprirà essere Rambaldo Chiti, ex allievo di Leonardo allontanato dalla sua bottega perché sospettato di essere un falsario, viene trovato nel centro del cortile del castello sforzesco dove doveva essere posizionata una scultura equestre in bronzo di Francesco Sforza, padre di Lodovico, opera che non fu mai realizzata.
Da questo episodio parte un' indagine, che coinvolge religiosi, politici, ambasciatori, emissari del re di Francia e persone vicine ai due protagonisti, portata a termine con arguzia e metodo dall'inventore, artista e scienziato toscano che si rivela in questa circostanza, oltre che un uomo dai molteplici interessi anche un ottimo detective.
Vengono così allo scoperto eventi che avrebbero potuto mettere in ginocchio il ducato di Milano.
Il volume, ricco di accadimenti e scritto da Malvaldi con lo stile leggero e ricco di ironia che ha contraddistinto i suoi lavori precedenti, si caratterizza per una ricerca storica minuziosa, precisa e dettagliata.
I numerosi interpreti delle vicende narrate sono molto ben connotati sia fisicamente che psicologicamente con i loro tic, le loro manie e le curiosità che li riguardano che la storia ci ha tramandato.
Tra questi spicca la figura di Leonardo che, mostratoci nel suo vivere e agire quotidiano, rende la trama molto originale e divertente.
Il metodo d'indagine e le motivazioni che hanno portato all'omicidio, anche se solo accennate nel finale del libro poi, sono molto convincenti e in linea con il periodo in cui sono ambientati i fatti.
Alla luce di quanto scritto possiamo quindi affermare che “La misura dell'uomo” sia un'ottima opera, frutto di un lavoro di scrittura e di studio eccellenti, la cui lettura soddisferà in ugual misura sia gli appassionati di storia che i fans di letteratura poliziesca.


mercoledì 3 ottobre 2018

Pagine ingiallite [3] Francesco Mastriani e “Il mio cadavere”


Francesco Mastriani
Intellettuale trasversale la cui produzione attraversa tutto l' 800, Francesco Mastriani nasce a Napoli nel 1819 da agiata famiglia borghese.
Attivo giornalista, drammaturgo, precursore della narrativa sociale e di denuncia e anticipatore dei temi che hanno condotto alle grandi correnti del verismo e del meridionalismo, questo artista è interessante per questa rubrica dedicata al giallo perché è l'autore de “Il mio cadavere”, considerato da molti studiosi il primo libro di questo genere ad esser stato scritto in Italia.
Pubblicata nel 1852 a puntate sulle pagine del quotidiano partenopeo Roma e in volume nel 1853 dall'editore Rossi di Genova, quest'opera, sullo sfondo della Napoli del 1826, narra le vicissitudini di quattro persone: Daniele, un giovane maestro di musica che nel corso della narrazione si scoprirà essere ben altro, Lucia, che si ritrova a far da madre ai propri fratelli dopo la dipartita dei propri genitori, Edmondo, un ricchissimo baronetto vittima del proprio tenore di vita decisamente dissoluto ed Emma, ereditiera di una nobile famiglia spagnola.
Questi personaggi, a cui fanno da contorno numerose altre figure minori fondamentali però per la felice risoluzione delle trame del testo in cui confluiscono elementi vari e diversi in un intreccio ricchissimo e appassionante, hanno in comune il legame con un cadavere e sono protagonisti di vicende amorose e nere che, pur se concepite più di cent'anni fa, non sfigurerebbero in un romanzo giallo odierno.
Un tratto che differenzia quest'opera dalla produzione letteraria noir moderna sta nel fatto che in questo volume non c'è il classico investigatore o funzionario di polizia che esegue indagini sulle morti di cui è disseminato il romanzo.
La narrazione in terza persona è affidata ad una figura esterna che, oltre a rendere partecipe il lettore delle azioni, delle considerazioni e dei pensieri dei protagonisti, presenta le numerose persone che si incontrano nel dipanarsi della vicenda.
Una curiosità da mettere in evidenza è che nel 2010, esattamente 158 anni dalla pubblicazione, questo testo, scritto originariamente in un italiano ottocentesco, è stato riscoperto dallo scrittore viareggino Divier Nelli che, dopo averlo rivisitato alleggerendone la lingua senza nulla togliere o aggiungere però alla trama, avvincente e ricca di colpi di scena, lo ha reso il primo titolo dei Gialli Rusconi, collana, che affianca opere inedite e contemporanee a testi del passato, dedicata dal gruppo editoriale emiliano Rusconi Libri alla narrativa di tensione italiana e straniera.
Quest'operazione, che ha fatto storcere il naso ai puristi, si inquadra nella volontà dell'autore versiliese di restituire alla moltitudine degli appassionati il piacere della riscoperta dei classici della letteratura del passato e di permette ai lettori moderni di affrontare questo romanzo con più agio e di apprezzarlo.
Alla luce di quanto scritto non si può quindi che lodare Nelli per la coraggiosa operazione attuata e consigliare la lettura di questo testo, che per trama e colpi di scena non ha niente da invidiare alla produzione contemporanea, ad ogni appassionato di letteratura di genere e non.



martedì 28 agosto 2018

Uccidi il padre

Autore: Sandrone Dazieri
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Mese di uscita: Marzo 2017
Collana: Oscar Bestsellers
N° Pagine: 562
Prezzo: € 13,00

Pubblicata da Mondadori e uscita nelle librerie italiane nel maggio del 2014 e riproposta nel 2017 nella collana Oscar Bestsellers, Uccidi il padre è un'opera dello scrittore e sceneggiatore cremonese Sandrone Dazieri.
Abbandonato il suo personaggio più famoso, il Gorilla, protagonista di una serie di romanzi noir metropolitani molto amati da un vasto numero di lettori e di un film interpretato da Claudio Bisio, l'autore dà vita ad un thriller frenetico e claustrofobico.
Scritto con uno stile scorrevole e asciutto e dotato di dialoghi scarni e incisivi questo libro, che nonostante le 562 pagine di cui è composto costituisce una lettura veloce, appassionante e ricca di tensione e colpi di scena, si può considerare la risposta italiana a The Manchurian Candidate di Richard Condon.
Cardini della vicenda, il cui svolgimento ricorda a grandi linee quello de Il silenzio degli innocenti, sono tre persone molto diverse tra loro: Colomba Caselli, una poliziotta in congedo dopo un evento tragico a cui ha assistito impotente, Dante Torre, un esperto di individui scomparsi e abusi infantili, le cui incredibili capacità deduttive sono eguagliate solo dalle sue fobie e paranoie, soprannominato “l'uomo del silos” perché da bambino è stato cresciuto ed educato all'interno di un silos e un individuo, “Il Padre”, l'unico contatto che, durante la prigionia, Dante aveva con il mondo esterno.
Affiancati da comprimari molto ben connotati, sia fisicamente che psicologicamente, questi soggetti sono gli interpreti di una storia che, nonostante sia un'opera di fantasia che parte come una normale caccia ad un serial killer, prendendo spunto da reali attività svolte dalla CIA, durante gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, che avevano come scopo quello di influenzare e controllare il comportamento delle persone, assume peculiarità diverse da quelle che il lettore si aspetta, spiazzandolo e rendendolo partecipe di eventi che coinvolgono alte entità come stato ed esercito.
A dimostrazione della plausibilità della trama poi, anche le ambientazioni sono precise e ben documentate.
I fatti si svolgono a Roma e Cremona, due città che Dazieri conosce molto bene, in cui alla descrizione di zone di fantasia, funzionali allo svolgimento degli episodi narrati, sono alternate quelle di luoghi geografici ben precisi.
A questi tratti si aggiunge una scansione dei capitoli molto equilibrata e un ritmo serrato in cui a momenti frenetici si alternano attimi di tranquillità.
Il finale, in cui si arriverà a tirare tutte le fila degli intrecci, è molto ben costruito ma nonostante ciò all'improvviso vengono a galla sottotrame che daranno adito ad altri dubbi che non saranno risolti.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di smentite, che questo volume sia una lettura consigliatissima oltre che per gli appassionati di letteratura gialla anche per chi cerca in un romanzo spunti di riflessione e trame appassionanti.

mercoledì 11 luglio 2018

Il lungo inganno

Di: Leonardo Gori, Divier Nelli
Editore: TEA
Collana: TEA mistery
Data di uscita: Giugno 2018
N° Pagine: 217
Prezzo: € 12,00

Uscito negli ultimi giorni di maggio del 2009 in tutte le librerie italiane edito da Hobby & Work e ristampato nel giugno 2018 da TEA, dopo che numerosi capitoli sono stati riscritti, Il lungo inganno è un pregevole thriller storico scritto a quattro mani da Divier Nelli e Leonardo Gori.
Partendo da tre vicende, a prima vista apparentemente scollegate e molto lontane tra di loro sia nello spazio che nel tempo, l’opera è unita da un’unica e misteriosa storia, quella di un lunghissimo inganno, destinata a svelarsi con un clamoroso colpo di scena nelle ultime pagine del libro, gettando una luce inquietante, e terribilmente verosimile, su alcune delle pagine più vergognose e vergognosamente dimenticate della storia italiana del ventesimo secolo.
Romanzo nero, duro, spietato, incalzante e imprevedibile, che ha il sapore amaro delle verità scomode, spicca oltre che per la trama anche per la narrazione che, a seconda delle vicende descritte, si avvale di un linguaggio più o meno costruito e colto.
Si passa infatti dalla lingua colloquiale e semplice che caratterizza la descrizione di ambientazioni e personaggi dei giorni nostri e degli anni ‘70 del ventesimo secolo, a quella più ricercata che mostra una Firenze nel periodo immediatamente precedente all’avvento del fascismo, città in cui si muove il protagonista del libro.
Valentino Poggiolini\Franco Battaglia, personaggio intorno a cui ruota tutta la vicenda descritta nel volume, è connotato in modo molto verosimile e anche le figure del maresciallo dei carabinieri e del ragazzo che lo interroga sono credibili e spingono il lettore all’identificazione.
La ricostruzione meticolosa che gli autori fanno delle città in cui il romanzo è ambientato: la Firenze prefascista e la Viareggio degli anni ‘70 del ‘900 e dei giorni nostri è filologicamente perfetta e di grandissimo interesse.
Molto positivo, in questo periodo di revisionismo storico, è anche il messaggio che gli autori vogliono dare con quest’opera: chi non conosce il proprio passato è destinato a ripeterne gli errori.
Una curiosità da sottolineare, che abbellisce il volumetto e lo inserisce nell'universo narrativo dello scrittore fiorentino, è che in questo romanzo in un gioco di rimandi ormai proprio dello stile di Leonardo Gori fa una piccola comparsata il personaggio del carabiniere Bruno Arcieri, protagonista di numerosi lavori del giallista toscano.
Alla luce di quanto scritto quindi non si può che consigliare la lettura di quest’opera, che terrà il lettore avvinto fino all’ultima pagina, non solo agli amanti della buona letteratura noir ma anche agli appassionati di storia contemporanea e a chi in un romanzo cerca spunti di riflessione.


sabato 28 aprile 2018

Pagine ingiallite [2] Giuseppe Ciabattini e i romanzi di “Tre Soldi”


Giuseppe Ciabattini
Parlando di romanzo giallo, con un particolare occhio di riguardo per la Toscana, non si può non ricordare la figura di Giuseppe Ciabattini.
Famoso scrittore, regista, commediografo e attore, nato ad Aulla, piccolo paese in provincia di Massa Carrara, nel 1882 e morto a Milano nel 1962 è noto, oltre che per aver recitato in numerosi film di gran richiamo, anche per aver lavorato per la radio.
Per questo media ha infatti creato numerosi e famosi personaggi, alcuni dei quali protagonisti di gialli radiofonici, tra cui, con lo pseudonimo di Giuseppe Catiani, l’ispettore Scala, presente nei radio sceneggiati “L’ispettore Scala” e “L’Ispettore Scala è in piedi”.
Nel 1956, inoltre, ha dato vita a due romanzi polizieschi molto originali.
Questi libri, pubblicati sulla testata “I gialli Mondadori”, sono ispirati a sei racconti, raccolti con il titolo “Sei casi per Tre Soldi”, trasmessi in un primo momento dalla radio e, in seguito, pubblicati dalla Mondadori in appendice ai volumi del giallo.
Per capire la novità di queste opere, bisogna analizzare il periodo storico in cui sono state pubblicate.
La seconda guerra mondiale era finita da poco e l’Italia ne era uscita sconfitta.
In questo contesto quindi, gli autori e gli intellettuali del bel paese guardavano con occhio benevolo all’America, meglio ancora agli Stati Uniti, la cui cultura rappresentava tutto ciò che poteva far dimenticare alla nazione di essere povera in canna.
Erano gli anni in cui Fred Buscaglione irrompeva sulla scena con canzoni, scritte da uno studente di giurisprudenza di nome Leo Chiosso, che parlavano con ironia di “bulli e pupe”, di New York e di Chicago, di duri spietati con i nemici, ma sempre in balia delle donne e dell’alcool e in cui Renato Carosone faceva la parodia di questa situazione e nel brano “Tu vuo’ fa l’americano” dipingeva la versione napoletana del mito degli Usa facendo un ritratto ironico di un giovane che si atteggiava a yankee.
In questo clima anche la letteratura poliziesca americana ebbe un’ampia diffusione.
In Italia cominciarono ad essere letti autori di romanzi, appartenenti al così detto genere hard boiled, che riuscivano a condire le loro storie con un po’ di sesso e di violenza, per suscitare quel gusto del proibito che, visto oggi, assomiglia a una barzelletta.
Ed è proprio in questi anni, per l’esattezza nel 1956, che Giuseppe Ciabattini pubblica i suoi libri.
Questi volumi hanno per protagonisti Tre Soldi e il socio Boero, due clochard, che in una città che anche se non viene mai nominata ricorda molto da vicino Milano, vagano alla ricerca di pezzi di carta da raccogliere e rivendere.
A questo, Tre Soldi, unisce una passione smodata per la lettura di libri gialli e ben presto, grazie anche ad una certa capacità di ragionare sviluppata dalla vita solitaria, acquisisce una notevole tecnica investigativa che mette all'opera, non per denaro o per divertimento, ma solo per umanità.
Gli ambienti che frequenta spesso gli forniscono dei casi e il simpatico vagabondo è subito pronto all'azione spinto da un istintivo senso di giustizia e di onestà e da un forte desiderio di avventura.
Così, prima che la polizia giunga alla conclusione, al Commissario di zona viene recapitata una lettera, piena di errori di ortografia, ma con la soluzione del mistero.
Alla luce di quanto scritto, per la freschezza e la novità che questi romanzi hanno rappresentato per l'epoca, non si può non rammaricarsi per il fatto che la stagione di Tre Soldi sia stata brevissima.



lunedì 23 aprile 2018

Pagine ingiallite [1] Jarro e “I ladri di cadaveri”


Jarro in cucina sulla copertina
dell'Almanacco Gastronomico del 1913
Romanziere, studioso di letteratura e storico, giornalista, critico teatrale attento, umorista, “giallista”, esperto di gastronomia, intimo di Gabriele D’Annunzio, che accompagnò durante la permanenza a Firenze, tra i suo i contemporanei lasciò un segno indelebile.
Tra le sue opere più note si ricordano la pubblicazione, a sua cura, degli scritti di Dante Alighieri, di Andrea Cavalcanti, di Pietro Giordani, di Guido Vernani e di Jacopo Alighieri e la creazione di uno dei primi poliziotti seriali della letteratura italiana, il commissario Lucertolo, che apparve come protagonista in quattro romanzi pubblicati dalla Treves tra il 1883 e il 1884, anticipando Conan Doyle - che solo nel 1887 darà vita al suo Sherlock Holmes - di ben quattro anni.
Conobbe un discreto successo anche come gastronomo a partire dagli anni ottanta del XIX secolo, quando il quotidiano fiorentino “La Nazione” accoglieva nelle sue colonne, settimana dopo settimana, i suoi articoli di cucina.
Pubblicò inoltre volumi leggeri e intriganti sul teatro, a carattere critico, umoristico e aneddotico, parlando di cantanti, attori e attrici, acrobati, concertisti, musicisti, mimi e ballerine; biografie di uomini politici e un volume che, già nel 1910, apriva le porte alla nuova arte del cinema.
Nel 2004, grazie alle ricerche del giornalista veronese esperto di letteratura popolare Claudio Gallo, è uscito, per la casa editrice Aliberti di Reggio Emilia, “I ladri di cadaveri”, romanzo scritto da Jarro nel l883 e ambientato nella Firenze degli anni trenta dell’ottocento.
L'opera, che affina gli elementi del feuilleton ottocentesco ponendo le basi per il giallo italiano contemporaneo, inizia con una descrizione dell'Osteria del Frate, un posto situato in mezzo a terreni incolti in una zona appartata e solitaria della periferia di Firenze, poco fuori Porta della Croce.
Qui bazzicano precettati e sospetti, un'accozzaglia di gente rozza, audace e manesca.
Un luogo ideale per mettere a segno rapine e delitti.
Proprio nella taverna si scatena di notte una furibonda rissa con conseguente accoltellamento e, verso l'alba, viene addirittura ritrovato davanti a quel postribolo un calesse con il cadavere di un uomo decapitato alla guida.
Poche ore dopo una donna spaventata e in stato confusionale si presenta al commissariato di Valfonda.
Sotto il braccio la poveretta tiene un altro macabro reperto: una mano di donna.
E, prima ancora che la polizia possa mettersi in moto, una testa mozzata viene rinvenuta in un'altra zona della città e nella Torre degli Amieri viene ritrovata un'orrenda pozza di sangue che preannuncia altre terribili morti.
Poco alla volta si diffonde la notizia che un terribile assassino si aggira per i sobborghi della città.
Un uomo che si diverte a disseminare Firenze con pezzi disarticolati delle sue vittime.
Chiamato a svolge re le indagini è Domenico Arganti, detto Lucertolo , commissario di Santa Maria Novella, animato da una foga inestinguibile e da una smania frenetica.
Nato quattro anni prima di Sherlock Holmes, come l'illustre collega utilizza - nell'analizzare indizi e scene del crimine - il metodo deduttivo; è abile nei travestimenti e si serve del popolo basso per cercare informazioni.
La sua bravura nell'interpretazione degli indizi e la formulazione di ipotesi sovente esatte portano poi ad una naturale antipatia nei suoi confronti.
Nonostante tutto però la capacità di sporcarsi le mani, di mischiarsi con la gente del popolo e l'amore per la famiglia lo rendono un personaggio non del tutto odioso agli occhi dei lettori.
Il libro, scritto in un italiano semplice con l'uso di alcuni termini toscani ottocenteschi, è ambientato nella Firenze dei reietti, dei conciatori, dei locandieri.
Le vicende torbide, la morbosità di alcuni personaggi, l'ambientazione notturna, le segrete e i messaggi clandestini rimandano ad alcuni aspetti di capolavori della letteratura gotica.
Jarro - sebbene con ogni probabilità conoscesse Poe, inventore dei capisaldi della letteratura poliziesca moderna - ha studiato verbali ed atti processuali fiorentini al fine di dare connotati credibili a indagini e inchieste, fulcro delle vicende.
Nonostante manchi la leggerezza di certi episodi, anche i più raccapriccianti, del romanzo d'appendice, questo libro non è una lettura impegnativa.
Da segnalare infine l'introduzione critica di Luca Crovi e la postfazione di Claudio Gallo che danno al lettore indicazioni precise sul periodo storico in cui è ambientato il romanzo e alcune informazioni biografiche sull'autore.
Lettura obbligatoria per gli amanti del giallo, quest'opera è anche consigliata a chi cerca un'abile ricostruzione di un delitto in un'ambientazione non consueta come quella della Firenze del 1836.


domenica 22 aprile 2018

Pagine ingiallite [0] Introduzione


Benché esistano in letteratura numerosi romanzi e racconti precedenti che presentano elementi assimilabili al giallo, la data di nascita del genere viene fatta coincidere con la pubblicazione nel 1841, de “I delitti della rue Morgue” di Edgar Allan Poe, lavoro in cui compare il personaggio di Auguste Dupin, un investigatore che riesce a risolvere i casi criminali senza recarsi sul luogo del delitto ma solo sulla base di resoconti giornalistici e grazie alle sue enormi capacità deduttive.
Per quanto riguarda l'Italia invece, secondo gli studiosi, il primo poliziesco pubblicato risale al 1852.
In quell'anno vede la luce “Il mio cadavere”, del giornalista e drammaturgo partenopeo Francesco Mastriani, presentato in un primo momento a puntate su periodici del tempo ed in seguito in volume dall'editore Rossi di Genova.
Anche “Il cappello del prete”, scritto nel 1887 da Emilio De Marchi, accattivante, ricco di risvolti psicologici e ambientato a Napoli e il ciclo delle opere del fiorentino Giulio Piccini, in arte Jarro, che ha per protagonista il commissario di Santa Maria Novella Domenico Arganti, detto Lucertolo, hanno preceduto la fortunata stagione del giallo inglese di Arthur Conan Doyle e Agatha Christie.
Parlando del XX secolo non si può non menzionare il commissario De Vincenzi, una sorta di Maigret italiano, creato in pieno periodo fascista da Augusto De Angelis.
Altri autori da ricordare sono Giorgio Scerbanenco, creatore di gioielli del noir che, riletti oggi, appaiono anche come uno spaccato umanissimo e amaro dei nostri anni sessanta, la coppia formata da Carlo Fruttero e Franco Lucentini, che con “La donna della domenica” ci hanno fornito uno spaccato della borghesia torinese degli anni '70, quelli che, più o meno alla metà degli anni ‘80, si sono riuniti in gruppi e scuole, come ad esempio il Gruppo 13 bolognese o la Scuola dei Duri milanesi, fino ad arrivare ai nostri giorni in cui operano, tra i numerosissimi altri, scrittori come: Massimo Carlotto, Giampaolo Simi e Andrea Camilleri.
Questi intellettuali, e molti altri, saranno oggetto degli articoli di “Pagine ingiallite” rubrica attraverso la quale mi divertirò ad analizzare periodi storici particolari della letteratura gialla e libri poco conosciuti o dimenticati.
Sperando che chi mi voglia seguire si diverta a leggere questi interventi tanto quanto io mi sono divertito a scriverli, auguro a tutti buona lettura.