giovedì 13 agosto 2026

Miracolo a Sant’Anna


Regia:
Spike Lee
Sceneggiatura: James McBride
Con:Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Matteo Sciabordi, John Turturro, Joseph Gordon-Levitt, John Leguizamo, Kerry Washington, D.B. Sweeney, Robert John Burke, Omari Hardwick, Omero Antonutti
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 124 minuti

Tratto dal romanzo omonimo di James McBride, che ne ha curato anche la sceneggiatura, e diretto dal famoso regista afro americano Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna è un’opera che ha suscitato molte polemiche.
La pellicola ha inizio con un omicidio compiuto in un ufficio postale di New York all’inizio degli anni ‘80 che riporta alla luce la storia di quattro soldati neri americani appartenenti alla 92ª Divisione “Buffalo Soldiers” dell’esercito statunitense, interamente composta da militari di colore, che, nella Toscana del 1944, rimangono bloccati in un piccolo paese, al di là delle linee nemiche, separati dal resto dell’esercito, dopo che uno di loro ha rischiato la vita per trarre in salvo un bambino italiano.
Asserragliati sulle montagne toscane con i tedeschi da un lato ed i superiori americani, incapaci di gestire gli eventi, dall’altro, i soldati riscoprono una dimenticata umanità tra gli abitanti del paese, insieme ad un gruppo di partigiani e grazie all’innocenza ed al coraggio del bambino, il cui affetto dona loro un segnale di speranza per riuscire ad andare avanti.
Il lungometraggio è attaccabile oltre che dal punto di vista storico, insostenibile la tesi che la strage di Sant’Anna sia dovuta al tradimento di un partigiano, anche, se non soprattutto, dal punto di vista della sceneggiatura.
Nel raccontare questa vicenda la troupe sembra perdere la bussola e mescolare troppi registri e troppe ambizioni dando vita ad un lunghissimo polpettone, di più di due ore di durata, che troppi temi vorrebbe trattare, finendo per trattarne male molti.
La Seconda Guerra Mondiale viene portata sul grande schermo con un mare di luoghi comuni tipicamente americani.
I nazisti sono visti quasi tutti come cattivissimi e sottolineati ogni volta da una fastidiosissima e quasi parodistica colonna sonora, gli italiani come stupidi ed eterni provincialotti, capaci di accontentarsi di un semplice pezzo di cioccolato o di una Camel, le donne italiane come ‘accaldate’ femmine da accontentare, nell’attesa che tornino i mariti dal fronte, e i bambini identici all’indimenticabile bimbo de La vita è Bella, che ha fatto scuola persino nel vestiario.
Nonostante ciò, Miracolo a Sant’Anna non è un film da condannare in toto.
Degne di nota sono le sequenze di combattimento che si avvalgono del contributo del direttore della fotografia Ernest Dickerson, qui responsabile della seconda unità, e di un prezioso consulente militare.
I personaggi dei quattro soldati sono inoltre ben tratteggiati.
Per Spike Lee, infatti, era importante che non fossero una piccola massa indistinta e che, anzi, ognuno avesse i propri tratti distintivi per poter sfuggire all’omologazione subita spesso e volentieri dagli afroamericani.
Obiettivo centrato, perché al di là di Cummings, che rientra nello stereotipo del soldato sbruffone, Train, Stamps e Negron sono figure interessanti e verosimili.
Promossi a pieni voti anche gli attori italiani: Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Omero Antonutti, Sergio Albelli e Matteo Sciabordi, che interpreta il piccolo protagonista.
È proprio il suo personaggio però che non convince affatto e che, a tratti, irrita: Angelo, il bambino italiano che aiuta a risolvere l’enigma della strage di Sant’Anna e che nel film incarna il miracolo dell’amore cristiano e della solidarietà, dona infatti al film quella fastidiosa retorica che contraddistingue molti lungometreaggi di guerra americani, che invece vorremmo più scarni e asciutti.
Un ultimo appunto negativo da sottolineare è che il massacro di Sant’Anna è stato relegato a un breve episodio, mostrato e spiegato frettolosamente a tre quarti del film.
Da un regista colto e capace come Spike Lee è lecito aspettarsi molto di più.

lunedì 10 agosto 2026

Topolino ed Eta Beta: L’uomo del 2000

Sceneggiatura: Bill Walsh
Disegni: Floyd Gottfredson
Collana: Topolino Classics
Editore: Panini Comics
Curatore: Alberto Brambilla
Anno di uscita: 2026
N° Pagine: 40
Prezzo: € 5,50

Tra i personaggi che popolano le avventure di Topolino, Eta Beta è sicuramente uno dei più caratteristici.
Creato da Bill Walsh e Floyd Gottfredson per le strisce giornaliere a fumetti stampate sui quotidiani statunitensi, compare per la prima volta in “Eta Beta l’uomo del 2000”, uscita originariamente tra il 22 settembre e il 27 dicembre 1947.
E proprio questa avventura, insieme alle successive quattro storie del simpatico omino dalla testa a forma di pera proveniente dal futuro, pubblicate tra il 1947 e il 1948, costituisce il contenuto del secondo numero di Topolino Classics, collana trimestrale di grande formato dell’editore modenese Panini Comics, che propone le strip in versione originale americana non rimontate.
Questi racconti, che forniscono anche numerosi spunti per comprendere il contesto storico in cui sono ambientati, mostrano al lettore un eroe dalle strane caratteristiche che cerca di integrarsi nella società americana degli anni ‘40.
Eta Beta infatti non proietta la propria ombra, nonostante l’esile corporatura è dotato di grande forza fisica, ha capacità di precognizione e telepatia, poteri che vengono meno quando è raffreddato, ed è completamente privo di scheletro.
Dorme stando in equilibrio sui pomi dei letti o sulle stalagmiti e ha strani gusti alimentari.
Si nutre di cubetti di ghiaccio, piume di piccione e mandarini cinesi sottaceto, che nella versione italiana diventano palline di naftalina.
Ha sviluppato una strana allergia al denaro e nel parlare, antepone alle parole che iniziano per consonanti la lettera ‘P’.
Queste peculiarità lo rendono protagonista involontario di numerose gag facendo si che la lettura del giornale sia gradevole e divertente ancora oggi nonostante ci si trovi di fronte a materiale dell’immediato dopo guerra.
Danno valore aggiunto all’opera redazionali, leggeri e mai accademici, di Alberto Brambilla e una bella copertina inedita di Casty, uno dei pochi artisti che interpreta realmente lo spirito di Gottfredson.
Un’interessante biografia di Bill Walsh collocata in coda al numero, il prezzo popolare della pubblicazione e il fatto che, dopo molti anni, queste strisce vengano riproposte in edicola nel loro formato originale, sono elementi che spingono a consigliare l’acquisto e la lettura dell’albo a tutti gli appassionati di fumetti Disney, anche a chi dovesse già conoscere a menadito gli autori.

domenica 2 agosto 2026

The Wall

 

Pink Floyd
The Wall (1979)
Harvest/EMI Europa e Giappone
Columbia/Sony Mondo
Durata: 81’ 12”

Tra le opere dei Pink Floyd, “The Wall”, concept album, uscito nel 1979, incentrato sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink che, a causa di una serie di traumi, come la morte del padre in guerra, la crudeltà della scuola, l’iperprotettività della madre e l’alienante vita da divo, si chiude dietro un muro psicologico, difensivo ed invalicabile, che lo soffoca inesorabilmente, trascinandolo ai limiti della follia, è sicuramente tra le più conosciute.
Questo LP, in cui vengono narrati fatti autobiografici del bassista del gruppo Roger Waters, che ha scritto quasi la totalità dei brani del disco, è stato prodotto da Bob Ezrin insieme agli stessi Pink Floyd ed è stato registrato tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti, in uno dei processi creativi più complessi e travagliati della carriera della band britannica.
La tensione tra Waters e gli altri membri raggiunse livelli estremi: Richard Wright fu addirittura cacciato prima della fine delle registrazioni, tornando poi solo come turnista nei live.
Nonostante ciò, ha avuto un grande ascendente sui fan tale da far si che da questo lavoro fosse tratto un film, in cui musica e animazione vanno a braccetto, diretto da Alan Parker con il contributo grafico del disegnatore e vignettista Gerald Scarfe, e realizzato un tour, culminato con un’esibizione il 21 luglio 1990 per celebrare la caduta del Muro di Berlino.
La ricca e variegata tracklist di quest’opera, contiene pietre miliari del repertorio rock internazionale che ogni amante della psichedelia conosce.
Tra queste le più famose sono senza dubbio: “Another Brick in the Wall”, traccia articolata in tre parti ognuna delle quali, tra chitarre elettriche sommesse e un aumento del tono di voce, in un’escalation di sentimenti che vanno dalla tristezza alla rabbia, si presenta in modo più duro di quella che la precede, “Mother” in cui un rassicurante motivo descrive i rapporti nefasti fra il giovane Pink e una madre iperprotettiva, “In the Flesh?” e “Comfortably Numb” dove, grazie ad una melodia e ad un assolo maestosi composti dal chitarrista David Gilmour e a un testo sussurrato in forma di dialogo scritto da Waters, si racconta di un immaginario faccia a faccia tra la star e un medico che gli pratica un’iniezione per rimetterlo in piedi dopo un malore per far si che si possa esibire.
Il disco, così come lo spettacolo, si conclude con i pezzi “The Trial” e “Outside the Wall” recitati come un’opera teatrale, gli unici a raccontare la storia da un punto di vista diverso da quello del protagonista, alla fine dei quali il muro viene abbattuto, Pink ritorna ad una vita normale e si tirano le somme delle vicende narrate.
“The Wall” è un viaggio esistenziale, un’opera d’arte totale che racconta la fragilità, la ribellione e la speranza.
Le sue canzoni, la sua storia e i suoi simboli continuano a emozionare milioni di ascoltatori, mantenendo intatta la loro forza rivoluzionaria.
Dietro ogni mattone del muro c’è una domanda universale: come si abbattono le barriere che ci separano dagli altri e da noi stessi?
La risposta sta proprio nella musica e nella capacità di condividere emozioni profonde.

Per chi volesse ascoltare il disco ma non ha il giradischi:



martedì 7 luglio 2026

I più bei film noir [8]

 Il 6 luglio 1984 esce in Italia...

C’era una volta in America


“C’era una volta in America” è l'ultimo capolavoro dell'immortale Sergio Leone, dalla gestazione lunga ben 15 anni.
È il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo, preceduto da “C'era una volta il west” (1968) e "Giù la testa" (1971).
Film incentrato sui ricordi di Noodles, interpretato da un Robert De Niro in grande spolvero, che dopo molti anni, oramai anziano, torna sui luoghi che lo hanno visto crescere e diventare da piccolo teppista di periferia uno spregiudicato gangster, questo lavoro accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso un’America metropolitana che esce dalla grande depressione, attraverso gli occhi di chi lotta in tutti i modi per emergere.
La trama, che copre un arco di tempo di quasi mezzo secolo, ha infatti come sfondo una New York in cui si intrecciano affascinanti storie di malavita e di criminalità, di amicizia e di amore.
Il cast, composto da grandi star del cinema, come tra gli altri Robert De Niro e James Wood, è superlativo e diretto con grande mestiere e passione.
Tratto dal romanzo Mano Armata di Harry Grey questo lungometraggio, che ha vinto numerosi premi cinematografici come il Nastro d’argento e il David di Donatello entrambe per la regia nel 1985, è basato su un plot che sembra la perfetta summa delle tematiche leoniane.
Il Tempo, la Storia e la violenza infatti sono gli elementi che più caratterizzano “C’era una volta in America”, pellicola che reinventa il genere gangsteristico così come la trilogia del dollaro aveva reinventato il western.
In questo senso infatti, il personaggio di Noodles non è altro che un pistolero, un giustiziere trasportato nell’America del XX secolo con le stesse caratteristiche morali, le stesse cicatrici, gli stessi successi e gli stessi fallimenti dei cow-boy plasmati dal grande regista romano nelle sue opere precedenti. 


domenica 28 giugno 2026

Bud Spencer in musica

Nel ricordare la figura di Bud Spencer, di cui ricorrono dieci anni esatti dalla morte, in molti avranno iniziato a canticchiare le canzoni a cui viene ormai automatico associare i numerosi personaggi interpretati dall'attore napoletano nel corso della sua lunga e prosperosa carriera.
Erano per la maggior parte opera dei fratelli Guido e Maurizio De Angelis, meglio conosciuti come Oliver Onions, ma non solo.
Ve ne ripropongo qualcuna...

Dune Buggy

Dune Buggy” è l'indimenticabile tema del monumentale film "Altrimenti Ci Arrabbiamo", forse la summa assoluta della poetica del duo "cazzotti & fagioli" che risponde ai nomi di Bud Spencer e Terence Hill, entrato nell’immaginario collettivo nazional popolare tricolore, sin dal lontano 1974, anno della sua pubblicazione, grazie alla ritmica "molleggiata" ed un piglio scanzonato.
Poco importa se il testo voglia dire poco o nulla.
Un dettaglio da mettere in evidenza con disappunto è che questa è l’unica traccia della colonna sonora del rispettivo film mai pubblicata.
Un vero peccato perché penso che tutti i lettori ricorderanno del "Coro dei pompieri" e sembra davvero una crudeltà non poter godere di tale grazia di Dio su un supporto audio.


Banana Joe

Tratta dalla colonna sonora dell'omonimo lungometraggio, scritta dagli Oliver Onions e interpretata da Olimpio, ripropongo questa canzone in una bellissima versione cantata (e ballata) dallo stesso  Spencer.


Fantasy 

Parte dello score di Bomber è composta dalla base della sigla scritta originariamente dai fratelli De Angelis per l'anime "Galaxy Express 999" a cui è stato aggiunto un testo in inglese.


Trinity 

Il fischio di Alessandro Alessandroni, il testo di Lally Scott, la voce di Annibale e la musica di Franco Micalizzi, rendono il tema del western "Lo Chiamavano Trinità" indimenticabile!


Grau grau grau 

Come dimenticare la faccia scocciata di Bud Spencer quando, nel film  "Io sto con gli ippopotami", si rendeva conto che il motivetto suonato all'armonica da Terence Hill gli era rimasto inesorabilmente in testa?
Questo brano lo scrisse proprio lui, insieme a Walter Rizzati, e la cantò anche con il suo vocione profondo e inconfondibile.


 Movin' Cruisin

Questa traccia dalle sonorità reggae, che accompagna la pellicola "Chi trova un amico trova un tesoro", porta la firma di un'altra coppia di fratelli eccezionali: Carmelo e Michelangelo La Bionda, poi divenuti famosi per canzoni come "There for me", "One for you, one for me" e "I wanna be your lover", molto lontane dalle colonne sonore che accompagnano i cazzotti di Bud.



domenica 21 giugno 2026

I Cavalieri del Re Greatest Hits

 

I Cavalieri del Re
I Cavalieri del Re - Greatest Hits  (2026)
Sprea Editori 
12 brani – Durata: 43’ 05’’

Nella loro stagione d’oro, tra la metà degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘80, gli anime giapponesi importati e trasmessi in Italia sono stati molteplici.
Grazie a questa invasione si è sviluppato un fenomeno parallelo, prettamente italiano, che ha avuto un impatto significativo sui giovani di quel periodo ed è stato nel tempo studiato a più livelli: quello delle sigle dei cartoni animati.
Le sigle originali cantate in giapponese infatti, ritenute inadatte ai bambini, che erano il pubblico di riferimento di questi prodotti, venivano, nella maggior parte dei casi, sostituite da brani appositamente realizzati, che rivelavano caratteristiche musicali di altissimo livello come intrecci funk-prog, ritmiche irresistibili, grande uso di sezioni fiati e orchestra, Moog e strumenti elettronici di varo tipo, opera di straordinari musicisti, arrangiatori e compositori come, tra i tanti, Vince Tempera, Roberto Vecchioni, gli Oliver Onions e I Cavalieri del Re.
E proprio per festeggiare i 45 anni di attività di questo gruppo, fondato nel 1981 a Milano da Riccardo Zara, che ha coinvolto nel progetto sua moglie Clara Maria Teresa Serina, suo figlio Jonathan Samuel Zara, e Guiomar Serena Serina, sorella minore di Clara, è uscito nelle edicole, nella collana Dischi Manga, pubblicato dalla casa editrice Sprea Editori, un vinile che raccoglie i pezzi più famosi e amati interpretati dalla band.
Tra le 12 tracce, con audio originale rimasterizzato, spiccano melodie entrate nella memoria di intere generazioni.
Gli ascoltatori saranno catapultati in un mood sonoro in cui convivono situazioni che rievocano un immaginario in cui si spazia dalle atmosfere medioevali, con riferimenti sparsi alla musica antica, de “La spada di King Arthur” alle sonorità e alle voci squillanti che rievocano le imprese avventurose de “L’uomo tigre”, “Calendar Men” e “Yattaman”, le suggestioni orrorifiche di “Devilman” e l’azione concitata di “Sasuke”.
La magia di “Ransie la strega”, “Chappy” e “Lo specchio magico” e l’intimismo di “Cuore” e “La ballata di Firellino”.
L’opera è arricchita da un booklet illustrato con contenuti esclusivi che ripercorre la storia e la gloria del complesso attraverso racconti, immagini e fotografie. 
Questo breve excursus, dalla straordinaria potenza emozionale, farà capire a chi vorrà fruirne, l’importanza di un quartetto che ha segnato la storia musicale della televisione italiana.
Farà piangere vecchi nostalgici e avvicinare nuovi appassionati alla storia di autori che hanno trasformato le sigle dei cartoni animati in un autentico patrimonio della cultura pop del paese.

Per chi volesse ascoltare il disco ma non ha il giradischi:





giovedì 11 giugno 2026

Le donne di Di Bernardo

Giuseppe Di Bernardo
Giuseppe Di Bernardo è nato a Firenze nel 1971.
Dopo il diploma al liceo artistico, frequenta la Scuola Internazionale di Comics e inizia la sua carriera facendo alcune illustrazioni per Il Gioco di Ruolo di Dylan Dog per poi proseguire con storie di Lazarus Ledd e Samuel Sand per Star Comics e di Mister No, pubblicate da Sergio Bonelli Editore.
Dal 2002 è uno dei principali disegnatori di Diabolik.
Come sceneggiatore ha creato scritto le serie L'Insonne, di cui ha disegnato anche molte avventure, The Secret e, insieme a Carlo Lucarelli e Mauro Smocovich, Cornelio - Delitti d'autore.
Dal 2012 al 2014, è stato editor Star Comics per il settore del fumetto italiano.
Dopo aver insegnato fumetto per dieci anni alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze attualmente è docente presso TheSign - Comics & Arts Academy.
Aiutandomi con sketch che mi sono stati regalati dall’autore tra fiere e convention nel corso degli anni, realizzati con un tratto che fonde la lezione dei maestri della tradizione classica della nona arte con una grafica moderna e dinamica che strizza l'occhio ad autori giapponesi come Go Nagai e Masamune Shirow, vorrei presentare ai lettori eroine che, pur non rivendicando particolari ideologie o istanze politiche, tramite il fumetto, hanno portato in primo piano la questione femminile.

DESDEMONA "DESDY" METUS


Desdemona "Desdy" Metus, giovane DJ di Radio Strega, una piccola radio privata di Firenze, è la protagonista de "L'Insonne", fumetto italiano, pubblicato nel formato bonellide dal 1994 al 2014, creato da Giuseppe Di Bernardo e Andrea J. Polidori. 
È affetta da una inspiegabile forma di insonnia, probabilmente di origine traumatica, che sembra permetterle di percepire aspetti della realtà normalmente nascosti alle persone comuni.
Conduce una trasmissione notturna che si intitola appunto "L'Insonne" e, grazie ad essa, entra in contatto con ascoltatori che spesso si dimostrano personaggi incredibili e misteriosi. 

EVA KANT


Eva Kant è un personaggio femminile della serie a fumetti Diabolik.
È una ladra professionista e la compagna del genio del male, il criminale creato dalle sorelle Giussani.
Più che una remissiva classica fidanzata però, è l'immagine speculare al femminile del personaggio, lei bionda e sensuale, lui nero e cupo, e soprattutto una valida complice nell'esecuzione dei colpi.