Nel ricordare la figura di Bud Spencer, di cui ricorrono dieci anni esatti dalla morte, in molti avranno iniziato a canticchiare le canzoni a cui viene ormai automatico associare i numerosi personaggi interpretati dall'attore napoletano nel corso della sua lunga e prosperosa carriera.
Erano per la maggior parte opera dei fratelli Guido e Maurizio De Angelis, meglio conosciuti come Oliver Onions, ma non solo.
Ve ne ripropongo qualcuna...
Dune Buggy
Dune Buggy” è l'indimenticabile tema del monumentale film "Altrimenti Ci Arrabbiamo", forse la summa assoluta della poetica del duo "cazzotti & fagioli" che risponde ai nomi di Bud Spencer e Terence Hill, entrato nell’immaginario collettivo nazional popolare tricolore, sin dal lontano 1974, anno della sua pubblicazione, grazie alla ritmica "molleggiata" ed un piglio scanzonato.
Poco importa se il testo voglia dire poco o nulla.
Un dettaglio da mettere in evidenza con disappunto è che questa è l’unica traccia della colonna sonora del rispettivo film mai pubblicata.
Un vero peccato perché penso che tutti i lettori ricorderanno del "Coro dei pompieri" e sembra davvero una crudeltà non poter godere di tale grazia di Dio su un supporto audio.
Banana Joe
Tratta dalla colonna sonora dell'omonimo lungometraggio, scritta dagli Oliver Onions e interpretata da Olimpio, ripropongo questa canzone in una bellissima versione cantata (e ballata) dallo stesso Spencer.
Fantasy
Parte dello score di Bomber è composta dalla base della sigla scritta originariamente dai fratelli De Angelis per l'anime "Galaxy Express 999" a cui è stato aggiunto un testo in inglese.
Trinity
Il fischio di Alessandro Alessandroni, il testo di Lally Scott, la voce di Annibale e la musica di Franco Micalizzi, rendono il tema del western "Lo Chiamavano Trinità" indimenticabile!
Grau grau grau
Come dimenticare la faccia scocciata di Bud Spencer quando, nel film "Io sto con gli ippopotami", si rendeva conto che il motivetto suonato all'armonica da Terence Hill gli era rimasto inesorabilmente in testa?
Questo brano lo scrisse proprio lui, insieme a Walter Rizzati, e la cantò anche con il suo vocione profondo e inconfondibile.
Movin' Cruisin
Questa traccia dalle sonorità reggae, che accompagna la pellicola "Chi trova un amico trova un tesoro", porta la firma di un'altra coppia di fratelli eccezionali: Carmelo e Michelangelo La Bionda, poi divenuti famosi per canzoni come "There for me", "One for you, one for me" e "I wanna be your lover", molto lontane dalle colonne sonore che accompagnano i cazzotti di Bud.
Nella loro stagione d’oro, tra la metà degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘80, gli anime giapponesi importati e trasmessi in Italia sono stati molteplici.
Grazie a questa invasione si è sviluppato un fenomeno parallelo, prettamente italiano, che ha avuto un impatto significativo sui giovani di quel periodo ed è stato nel tempo studiato a più livelli: quello delle sigle dei cartoni animati.
Le sigle originali cantate in giapponese infatti, ritenute inadatte ai bambini, che erano il pubblico di riferimento di questi prodotti, venivano, nella maggior parte dei casi, sostituite da brani appositamente realizzati, che rivelavano caratteristiche musicali di altissimo livello come intrecci funk-prog, ritmiche irresistibili, grande uso di sezioni fiati e orchestra, Moog e strumenti elettronici di varo tipo, opera di straordinari musicisti, arrangiatori e compositori come, tra i tanti, Vince Tempera, Roberto Vecchioni, gli Oliver Onions e I Cavalieri del Re.
E proprio per festeggiare i 45 anni di attività di questo gruppo, fondato nel 1981 a Milano da Riccardo Zara, che ha coinvolto nel progetto sua moglie Clara Maria Teresa Serina, suo figlio Jonathan Samuel Zara, e Guiomar Serena Serina, sorella minore di Clara, è uscito nelle edicole, nella collana Dischi Manga, pubblicato dalla casa editrice Sprea Editori, un vinile che raccoglie i pezzi più famosi e amati interpretati dalla band.
Tra le 12 tracce, con audio originale rimasterizzato, spiccano melodie entrate nella memoria di intere generazioni.
Gli ascoltatori saranno catapultati in un mood sonoro in cui convivono situazioni che rievocano un immaginario in cui si spazia dalle atmosfere medioevali, con riferimenti sparsi alla musica antica, de “La spada di King Arthur” alle sonorità e alle voci squillanti che rievocano le imprese avventurose de “L’uomo tigre”, “Calendar Men” e “Yattaman”, le suggestioni orrorifiche di “Devilman” e l’azione concitata di “Sasuke”.
La magia di “Ransie la strega”, “Chappy” e “Lo specchio magico” e l’intimismo di “Cuore” e “La ballata di Firellino”.
L’opera è arricchita da un booklet illustrato con contenuti esclusivi che ripercorre la storia e la gloria del complesso attraverso racconti, immagini e fotografie.
Questo breve excursus, dalla straordinaria potenza emozionale, farà capire a chi vorrà fruirne, l’importanza di un quartetto che ha segnato la storia musicale della televisione italiana.
Farà piangere vecchi nostalgici e avvicinare nuovi appassionati alla storia di autori che hanno trasformato le sigle dei cartoni animati in un autentico patrimonio della cultura pop del paese.
Per chi volesse ascoltare il disco ma non ha il giradischi:
È innegabile che il successo di Lupin III
sia imputabile in misura non trascurabile anche alle musiche che ne
accompagnano le gesta.
Se in Giappone, dal 1977, il compositore e pianista jazz Yuji Ohno ha commentato le imprese del ladro gentiluomo con oltre 300 brani, non limitati da stili e generi, come tra i tanti: "Lovin’You Lucky",
"Superhero", "Manhattan Joke", il famoso tema della serie nelle varie
versioni e la bellissima "Honoo No Takaramono", uno dei pezzi più
caratteristici presenti nel film Il castello di Cagliostro, anche in Italia pilastri della musica si sono occupati delle colonne sonore delle serie legate al famoso personaggio d'animazione.
PLANET O
Come sigla italiana della prima serie televisiva di Lupin III è stato usato il brano dance "Planet O" (RCA, 1979) .
Scritta da N. Cohen, che ne ha curato il testo, da S. Woods/F. Safi per
la musica e cantata da Daisy Daze and the Bumble Bees, la canzone
presenta una strana anomalia: narra di fantomatici pirati provenienti da
un non meglio specificato “Pianeta O” ed è totalmente scollegata dai
protagonisti e dalle vicende dell’anime.
Il testo, parla
esplicitamente di pratiche sadomasochiste e sembra essere ispirato al
romanzo erotico "Histoire d’O".
LUPIN
La sigla della seconda serie televisiva dell'anime dedicata al ladro
gentiluomo è intitolata semplicemente "Lupin" (RCA, 1982), ma è nota
anche come "Valzer di Lupin" o "Lupin – fisarmonica", per la presenza di
una fisarmonica nell’introduzione strumentale e nell’accompagnamento.
Il testo è di Franco Migliacci e la musica è di Franco Micalizzi.
È cantata da Irene Vioni, con l’accompagnamento dell’Orchestra Castellina-Pasi.
Lo stile musicale, variante del liscio romagnolo chiamata valzer
parigino o semplicemente parigino, presenta alcune influenze della
musica tradizionale d'oltralpe che ricordano che il Lupin originale è un
personaggio che proviene dalla capitale francese.
LUPIN LADRO GENTILUOMO
Esiste una sigla dal titolo "Lupin, ladro
gentiluomo", composta da Riccardo Zara e cantata da I Cavalieri del Re, una band che ha fatto la storia delle sigle dei cartoni animati in Italia.
Fu scartata in favore di quella proposto dall'orchestra
Castellina-Pasi nota come "Lupin fisarmonica".
LUPIN L'INCORREGIBILE LUPIN
L'ultima sigla di cui ho un ricordo vivo è quella della terza serie dell'anime dal titolo "Lupin, l'incorreggibile Lupin".
Scritta da Alessandra Valeri Manera su musica di Ninni Carucci è stata incisa da Enzo Draghi con la partecipazione di Simone D'Andrea.
La canzone è diventata col tempo una delle più iconiche dell'artista al punto tale da essere remixata due volte, la prima nel 1996 e in seguito nel 2000.
Spesso poesia e musica si possono amalgamare bene insieme tanto da diventare una cosa sola. La canzone, che sia d'autore o meno, si nutre di entrambe. Le persone infatti, per il modo frenetico in cui si è evoluta la società, preferiscono farsi cullare da suoni e parole che si mischiano insieme accompagnate dal ritmo della musica che spendere un po' di tempo per leggere. Per questo motivo vorrei proporre in questo contesto, senza pretesa di esaustività, alcuni brani in cui big della quinta arte mettono in musica componimenti poetici di autori contemporanei e del passato.
QUELLO CHE NON VOGLIO
"Quello che non voglio" è una poesia che Stefano Benni aveva scritto pensando a Fabrizio De Andrè ma che il cantautore ligure non ha fatto in tempo a incidere. Rimasta in un cassetto fino al 2016, è stata musicata e cantata da Fausto Mesolella che ha incluso il brano nell'album Canto Stefano in cui l’amore del chitarrista e compositore casertano per la musica, mai banale, sempre sghemba, si accompagna all’amore di Benni per la parola.
IL CIELO È DI TUTTI
"Il cielo è di tutti" è una canzone di Bobo Rondelli inclusa nel suo disco del 2009 intitolato “Per amor del cielo” in cui ha messo in musica la filastrocca di Gianni Rodari dall'omonimo titolo. Questo pezzo del cantautore labronico così come l'efficace composizione del poeta di Omegna mette in risalto, poichè la natura stessa è a disposizione di tutti, l'assurdità delle guerre e di come gli esseri umani, purtroppo, preferiscano possedere piuttosto che condividere.
CONFESSIONI DI UN MALANDRINO
"Confessioni di un malandrino" è un brano musicale cantato da Angelo Branduardi, contenuto nel suo secondo album La luna del 1975. Il testo è frutto di una traduzione e adattamento dello slavista Renato Poggioli, su musica dello stesso Branduardi, di una poesia del 1920 del poeta russo Sergej Esenin, intitolata "Confessioni di un teppista", in russo Исповедь хулигана. La canzone è stata ripubblicata nel 1980 nell'album Gulliver, la luna e altri disegni ed è contenuta nelle raccolte Collezione, Confessioni di un malandrino. Il meglio di Angelo Branduardi, in versione remixata, Best Of, Confesiones de un malandrin, cantata in spagnolo, Studio Collection e The Platinum Collection.
S'I FOSSI FOCO
Fabrizio De André musica e propone al grande pubblico il sonetto di Cecco Angiolieri "S'i fossi foco" nel sessantotto, proprio nel periodo che coincide con la "rivolta studentesca". Questo brano, che esce come traccia del celebre Volume III, terzo album in studio del cantautore genovese, ha successo tra i giovani che contestano i valori delle generazioni che li hanno preceduti e vogliono un mondo completamente diverso da quello in cui sono cresciuti. Tutti i principi tradizionali sono messi in discussione e lo stesso vale per le istituzioni. Inoltre anche i contrasti fra genitori e figli sono più che mai fonte di tensioni. Per questi e molti altri motivi, i versi di Angiolieri diventano di grande attualità e riscuotono quindi grande consenso.
UN GIUDICE
Dalla poesia "Il giudice Selah Lively" dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è stata tratto il brano "Un Giudice" il cui testo è stato scritto da Giuseppe Bentivoglio e Fabrizio De André su musica di Nicola Piovani. Questa canzone, diventata famosa per gli arrangiamenti del gruppo progressive rock della PFM, è la terza traccia di "Non al denaro non all'amore né al cielo" del 1971, il sesto album registrato in studio del cantautore genovese.
ELEMOSINA
Il brano "Elemosina", contenuto nell'omonimo terzo album di Max Gazzè, pubblicato nel 2000, è la traduzione di una poesia del francese Stéphane Mallarmè. Questo intellettuale, il teorico più lucido della poesia simbolista che ha avuto un notevole influsso su tutta la poesia del Novecento, è citato nello stesso disco anche nella canzone "Su un ciliegio esterno".
X AGOSTO
"X agosto" è una poesia composta da Giovanni Pascoli in memoria del padre Ruggero, ucciso in circostanze misteriose il 10 agosto 1867, giorno di San Lorenzo. La poesia fu pubblicata per la prima volta ne Il Marzocco del 9 agosto 1896. Successivamente venne inserita nella quarta edizione di Myricae, pubblicata nel 1897, nella sezione Elegie. Il gruppo rock demenziale bolognese degli Skiantos ne eseguì una versione punk-rock, contenuta nell'album Pesissimo del 1980. Nella canzone fu introdotto un verso in più ideato dal fondatore e leader della band, Freak Antoni.
Naturalmente la connessione tra musica e poesia non si è limitata solo alla canzone italiana ma ha influenzato personaggi illustri della storia del rock n' roll e dell'havy metal. Jim Morrison, leader del gruppo californiano "The Doors", si considerava un novello poeta maledetto ed era dichiaratamente influenzato da William Blake e Arthur Rimbaud. Tali modelli sono evidenti tanto nei testi della band quanto in alcune sue raccolte poetiche come ‘An American Prayer’. Lewis Allan, Lou, Reed, nel 2003, ha realizzato un concept album, dal titolo ‘The Raven’, ispirato ai versi e ai racconti di Edgar Allan Poe mentre Leonard Cohen, con la poesia si è sempre cimentato, fin da giovanissimo. I suoi primi lavori sono infatti ispirati a Garcia Lorca. Impossibile poi concludere questa disamina senza citare ‘Rime of the Ancient Mariner’, un brano della band heavy metal britannica Iron Maiden contenuto nell'album Powerslave che si ispira all'omonima ballata, scritta dal poeta romantico Samuel Taylor Coleridge, pubblicata nel 1798.
Parlerò in questo post, di uno dei brani più famosi del gruppo che è stato uno dei mie primi amori musicali le cui canzoni ho ascoltato per la prima volta, ormai più di trent'anni fa, su una musicassetta regalatami da mio zio.
Blackbird
"Blackbird" è un brano dei Beatles, contenuto nell'album The Beatles, meglio noto come White Album o Album Bianco, del 1968.
The BEATLES copertina
La canzone è una di quelle più famose di Paul Mc Cartney presenti nel disco, entrata stabilmente nel suo repertorio post Beatles.
All'epoca alcuni la interpretarono in chiave politica, leggendovi richiami al Black Power americano.
Lo stesso autore, in un'intervista del 2001, riferì di aver preso spunto per il testo della canzone da alcuni fatti di cronaca che vedevano protagonista il movimento per i diritti civili dei neri statunitensi nella prima metà del 1968.
"Blackbird", inoltre, apre una trilogia di canzoni consecutive del White Album aventi nel titolo un nome d'animale: Blackbird, merlo, Piggies, porcellini, Rocky Raccoon in cui "raccoon" è il procione.
Il brano è scritto utilizzando la tecnica del Finger-picking, tecnica di arpeggio resa celebre da chitarristi folk.
Nel ritiro del Maharishi a Rishikesh, nella primavera del 1968 infatti, non disponendo di strumenti elettrici, i Beatles potevano usare solo le loro chitarre acustiche, quindi potevano soltanto accompagnarsi col plettro o arpeggiando con le dita per arricchire la melodia.
Registrato nello Studio 2 degli Abbey Road Studios, il brano fu poi mixato, includendovi il gorgheggio di un merlo tratto dalla nastroteca di effetti sonori degli studi, in sei ore.
Ispirato dall'esperienza vissuta da Mc Cartney quando fu svegliato da un merlo che iniziò a cantare prima dell'aurora, il testo dell'autore trasforma il brano in una metafora di risveglio interiore a un livello più profondo.
Visto che l'ascolto di musica è una parte costante e sostanziale della mia vita, in questo nuova rubrica voglio affrontare brevemente l'analisi di alcune canzoni.
Non quelle che critica e studiosi ritengono le migliori, ma quelle che mi hanno fatto provare sensazioni forti come pianto e riso, riflettere sulla condizione umana, su alcuni episodi della storia sia recente che passata o semplicemente passare in modo piacevole alcuni momenti.
Visto che il primo amore non si scorda mai, comincerò parlando di uno dei classici del repertorio del gruppo con cui a metà degli anni '80 ho cominciato ad ascoltare musica rock.
Sweet Jane
"Sweet Jane" è una canzone dei Velvet Underground, apparsa per la prima volta nel loro album Loaded del 1970.
Loaded copertina
È stata scritta dal frontman della band, Lou Reed, il quale continuò ad inserire il brano nelle sue performance dal vivo anche in seguito quando divenne solista.
Questo pezzo è infatti uno dei favoriti dei fan del cantante e frequentemente viene suonato dalle radio come un classico del rock.
Quando Loaded venne distribuito nel 1970, la Warner Brothers rimosse un intero verso probabilmente per accorciare la canzone perché fosse maggiormente fruibile per la messa in onda sulle radio, cosa che contrariò fortemente Reed.
Oltre che in Loaded "Sweet Jane" è stata inserita anche negli album Live at Max's Kansas City, The Velvet Underground Live, Peel Slowly and See, Rock 'n' Roll Animal, Animal Serenade, Street Hassle, Live In Italy e NYC Man.
Di questo brano sono state realizzate numerose cover tra cui si ricordano, nel 1972, quella della la band glam rock Mott the Hoople, prodotta da Bowie, inserita come canzone d'apertura dell'album All the Young Dudes e venduta come singolo in Canada, Olanda, Portogallo, Spagna e Stati Uniti, sebbene non nel Regno Unito, la loro patria, e, nel 1988, quella del gruppo canadese dei Cowboy Junkies basata su una versione più lenta della canzone.
Nel marzo 2005, Sweet Jane è stata inserita dalla rivista Q al 18esimo posto nella lista dei migliori pezzi musicali per chitarra.
Il 18 gennaio 2007, è stato messo in onda un episodio del telefilm CSI: Crime Scene Investigation intitolato "Sweet Jane", nel quale si utilizza la canzone nella versione dei Velvet Underground all’inizio dell'episodio e la cover dei Cowboy Junkies alla fine.